In treno.

Ti guardo, arsa dal sole, povera terra. Che hai sete di giustizia, più che di acqua.

Percorro i primi metri dentro te, con due grandi occhi stampati nei miei, con una risata che mi porto nelle orecchie tra Milano e l'Italia. Tra l'Italia e la Sicilia.
Vedo piante di fichi d'india, vedo uomini , con  grosse mani sporche , che lavorano la terra.
Vedo bianche turiste straniere, e indugio su loro,  già stese a prendere il sole, su spiagge uniche di fine d'Aprile.
Tante ore, a volte sono troppe per pensare, a volte il pensiero è una lametta sulle vene, la gente si inventa dei problemi per non pensare, per non rendersi conto della propria miseria.
Il mio occasionale compagno di viaggio tira fuori il coltello, e taglia un formaggio di pecora.
Fresco, profumato,  mani ruvide e segnate.
Dagli anni, forse.
Dal  lavoro, di certo.
Dal dolore, molto.
Me ne porge un pezzo, con uno sguardo che tra noi siciliani è comunicazione.
Quell'uomo è certo che io sia più fortunato di lui. Lo vedo , in quegli occhi neri.
Occhi neri di chi non ha potuto scegliere. Mangio il formaggio.
Si capisce , dal mio viso che ho apprezzato.
Sorride.
Sorrido.
Me ne porge ancora e non dico di no, lo assaporo con più gusto.
Dividiamo anche una fiasca di vino. Sarà un litro e mezzo.
Mi racconta che la moglie è malata, e lui sta tornando da un ospedale del Nord dove lei è ricoverata.
Mi vede distinto, crede che io sia importante, almeno ricco.
Gli dico che, di certo, andrà tutto bene, oggi la medicina ha fatto passi da gigante.
Gli dico che sono uno scienziato, e si fida di me.
Ma nemmeno io credo in quello che gli ho raccontato.
Anzi, non ci crede nemmeno lui.
Mi chiede se sono sposato.
Rispondo di no, aggiungo però che una c'è una donna che mi aspetta e penso, senza dirglielo, che quella donna mi ama, e me lo dice ogni volta che la faccio ridere, ogni volta che faccio qualcosa di stupido.
Lui ha tre figli, mi dice.
E' fiero di loro, due lavorano in campagna e uno sta studiando da ragioniere, il più piccolo.
Il vino è finito, lui dice che è stanco.
Si addormenta, sbattendo la testa contro il finestrino del treno.
Mi addormento anche io.

In treno.ultima modifica: 2005-05-20T10:56:45+02:00da alexdijesolo
Reposta per primo quest’articolo

10 pensieri su “In treno.

  1. tra siciliani ci si capisce sempre…sarà un qualcosa che abbiamo nell’anima, sarà perchè sappiamo che in Sicilia c’è solo miseria e nasce una specie di solidarietà, sarà perchè siamo innamorati sempre della nostra terra… solo noi siamo così…come dire…unici… bacio frate!

  2. Ciao Ale, ogni tanto faccio un salto sul tuo muro e ogni volta, leggendo i tuoi pensieri, i tuoi racconti, mi dico che sei davvero sprecato con quel Dott. davanti al nome. Hai tanto di quel talento letterario che quasi mi spaventi… e sai che quando parlo di queste cose sono serio. Un abbraccio, Ego

  3. Mi piace questo tuo modo di descrivere le sensazioni, sintetico e incisivo e d è bello questo incontro fugace in treno …Siamo capici di dire più cose ad uno sconosciuto che a chi ci è magari accanto da una vita….buon pomeriggio e buon fine settimana

  4. Ehi, mon ami.. non dire così. Che cazzo c’entra che sei ubriaco?? E poi, se volessi offrirti la mia comprensione, che male ci sarebbe? :PPP Io ci passo sempre quì, al muro, e mi fermo a leggere e rileggere i tuoi scritti. Credo che, prima o poi, mi renderò conto di averne addirittura imparato qualcuno a memoria! Ma vabbe’, oggi gira così.. Se la comprensione non ti sta bene, allora vaffanculo! 😀 Ahahahah… Occhio, che scherzo. 😛 Passa con comodo, tanto di quì non vado via. 😉 Ti abbraccio.. M.

  5. Ambe’, allora sì. Ma come, ti pubblichi anche gli pseudocazziaton i che ti ammollo?? 😀 Ahahahah… è il massimo! 😉 Bonne dimanche (questa volta l’ho scritto bene, evvai!). 🙂 Bacioni in quantità.. :* M. P.s. Il senso del post te lo riassumo di seguito: smetto di fare la purga e mi do alla vita spensierata. 🙂 Au revoir, mon ami..

Lascia un commento